Recovery Plan e Sanità. Come cambiano le cure?

Sanità: grazie a 20,23 miliardi il Recovery Plan rafforzerà ospedali e presidi locali, sostituirà il parco macchinari, finanzierà la ricerca scientifica e il trasferimento tecnologico.

Nascerà un nuovo centro di eccellenza per le epidemie e la sanità diventerà sempre più di “prossimità”. Più cure domiciliari e telemedicina ma anche nuovi ospedali hi-tech.

Case della comunità, potenziamento dell’assistenza domiciliare e Ospedali di comunità rappresentano l’aspetto fondamentale della riforma dell’assistenza territoriale contenuta nel PNRR italiano e dal Recovery Fund, verranno utilizzati 7 miliardi di euro tra il 2022 e il 2026.

Recovery plan e sanità: Case della comunità

La Casa della Comunità sarà una struttura fisica in cui opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e potrà ospitare anche assistenti sociali.
 
La Casa della comunità vuole essere un punto di riferimento continuativo per la popolazione, anche attraverso un’infrastruttura informatica, un punto prelievi, la strumentazione polispecialistica, e ha il fine di garantire la promozione, la prevenzione della salute e la presa in carico della comunità di riferimento.

Tra i servizi inclusi è previsto il punto unico di accesso (PUA) per le valutazioni multidimensionali (servizi socio-sanitari) e i servizi che, secondo un approccio di medicina di genere, dedicati alla tutela della donna, del bambino e dei nuclei familiari secondo un approccio di medicina di genere.

Potranno inoltre essere ospitati servizi sociali e assistenziali rivolti prioritariamente alle persone anziani e fragili, variamente organizzati a seconda delle caratteristiche della comunità specifica.

Recovery plan e sanità: Potenziamento dell’assistenza domiciliare.

Il secondo progetto per le cure territoriale prevede 3 interventi per potenziare le cure a casa e arrivare ad assistere il 10% degli over 65, circa 808 mila persone.
 
Il primo intervento è per l’assistenza a casa (circa 1.980 euro a persona) anche se i costi variano a seconda della frequenza delle visite necessarie: si va da un minimo di una visita al mese fino ad un massimo di 15 giorni al mese nel caso di cure palliative.
 
Secondo punto del progetto di potenziamento delle cure domiciliare è quello che prevede l’attivazione di 602 Centrali Operative Territoriali (COT), una in ogni distretto, con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza.
 
Il terzo intervento per il potenziamento delle cure domiciliari riguarda il finanziamento di progetti di telemedicina proposti dalle Regioni sulla base delle priorità e delle linee guida definite dal Ministero della Salute.

Recovery plan e sanità: Ospedali di comunità

L’intervento prevede la costruzione di 381 ospedali della Comunità, una struttura sanitaria della rete territoriale a ricovero breve e destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata.

Tale struttura, di norma dotata di 20 posti letto e a gestione prevalentemente infermieristica, vuole contribuire ad una maggiore appropriatezza delle cure determinando una riduzione di accessi impropri ai servizi sanitari come ad esempio quelli al pronto soccorso.

Nell’ospedale di comunità vi sarà un medico per 4-5 ore al giorno 6 giorni su 7 e vi saranno 9 infermieri e 6 Oss a tempo pieno. 

Fonte: Quotidianosanita.it

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